In che modo la psoriasi incide su lavoro e vita sociale?

La psoriasi richiede, oltre che una gestione clinica continua per il trattamento delle lesioni cutanee, supporto ed assistenza per affrontare l’impatto che la patologia ha sulla vita del paziente e di chi gli sta vicino. Infatti, le persone affette da psoriasi hanno una qualità di vita ridotta, simile a quella di altre malattie croniche, con un impatto anche sui familiari e caregivers.1
Il quadro clinico incide in modo critico sul
benessere sociale del paziente poiché la malattia è comunemente fraintesa come contagiosa e, per questo, è temuta dall’ambiente sociale. Il paziente si sente stigmatizzato e questo genera una mancanza di fiducia in se stesso, ovvero bassa autostima. Lo stigma, il rifiuto sociale, i sentimenti di vergogna, imbarazzo e la mancanza di fiducia portano spesso il paziente psoriasico all’interruzione delle attività quotidiane e all’isolamento sociale. Ne risulta, quindi, che il peso della psoriasi va oltre i sintomi fisici avvertiti dal paziente.2

Infatti, lo stigma della psoriasi condiziona la vita quotidiana dei pazienti in diversi ambienti: a lavoro, a scuola, in palestra, in piscina, al mare, dal parrucchiere. Ne risulta che chi è affetto da psoriasi spesso viene isolato o guardato con diffidenza.3

In uno studio condotto su 137 pazienti con psoriasi da moderata a grave, il 26,3% di loro ha riferito di aver vissuto in passato almeno un periodo di isolamento sociale. Questi periodi erano caratterizzati dalla presenza di lesioni cutanee su una parte visibile del corpo.2
Questo, di conseguenza, obbliga molte persone a nascondere la propria psoriasi, decidendo di indossare abiti con maniche lunghe e pantaloni, evitare incontri e a non frequentare luoghi pubblici.3
La fascia di età che maggiormente si trova a fronteggiare le difficoltà legate alla socializzazione, al proprio aspetto, alle attività quotidiane ed al lavoro è quella compresa tra i 18 ed i 45 anni. Ciò probabilmente è dovuto al fatto che la psoriasi esercita una maggiore influenza durante la prima fase dell’età adulta, quando i pazienti iniziano ad accettare il proprio corpo, ampliano la propria rete di rapporti sociali ed iniziano una carriera lavorativa.2

È importante sentirsi a proprio agio sul luogo di lavoro: aiuta a sentirsi bene e ad essere produttivi. Infatti, quanto più il paziente si sente a proprio agio e sereno tanto più migliorano le lesioni dermatologiche.2

Inoltre, per rendere l’ambiente lavorativo più confortevole basta seguire alcuni pratici consigli:

– regolare la temperatura: in caso di prurito, mantenere un clima non troppo secco con umidità dell’aria superiore al 40% e temperatura tra 20 e 25 °C;4
– applicare regolarmente una crema idratante: aiuta ad evitare l’insorgere di un attacco;4 indossare abiti ed  indumenti intimi più larghi e preferire fibre naturali come il cotone: in questo verrà modo agevolata la traspirazione e si avrà una minore probabilità di irritare la pelle o causare surriscaldamento.5

Inoltre, parlare con i colleghi della propria condizione potrebbe essere il primo passo per sentirsi a proprio agio con gli altri, eliminando pregiudizi e preconcetti, creando un ambiente lavorativo sereno ed accogliente. Parlarne apertamente aiuterà a ridurre le insicurezze da ambo le parti.

Bibliografia
1. Martin, Sabrina L., Bruce F. Bebo, and Steven R. Feldman. “National Psoriasis Foundation: evolving role in psoriasis treatment.” Future Medicine Ltd, 2011. 122-133.
2. Kouris A, Platsidaki E, Kouskoukis C, Christodoulou C. Psychological parameters of psoriasis. Psychiatriki. 2017 Jan-Mar;28(1):54-59. doi: 10.22365/jpsych.2017.281.54.
3. www.adipso.org
4. https://www.aha.ch/centro-allergie-svizzera/pelle/psoriasi
5. Bhatia J, Radhusky R. How Clothing Can Affect Your Psoriasis. Everyday Health, 2020. Disponibile su: https://www.everydayhealth.com/psoriasis/livingwith/psoriasis-and-clothing/

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